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DOMUS DE JANAS

domus de janas

Nei pressi della chiesetta campestre di San Pietro, dalla quale dista poco meno di un chilometro, la Domu de Janas è sita nel bosco dei Landireddus ("ghiandifera"), dove rigogliosa è la macchia mediterranea (mirto, cisto, lentischio, olivastri, ecc.).

Essa risale certamente al periodo neolitico (metà IV millennio - 2700 a. C.), era cui risale lo straordinario sviluppo delle domus de janas (le "case delle fate" , nella tradizione popolare), cioè grotticelle artificiali, spesso raggruppate in grossi insediamenti che costituiscono vere e proprie necropoli intorno alle quali si svolgevano riti funebri.

La grotta scavata nella roccia, che si erge solitaria nella collina, ha un impianto planimetrico molto semplice: è costituita da due ambienti comunicanti e collegati tra loro da un'apertura più piccola, ma simile a quella dell' ingresso principale, la cui altezza non supera i 90 cm.

A questa domus de janas, meglio conosciuta dagli abitan ti del paese come S' acqua e dolus ("l'acqua dei dolori"), è legata un'antica credenza popolare.

La leggenda narra che qui San Pietro trovò riparo per la notte e che pregò tanto, al punto che l' impronta delle sue ginocchia è rimasta visibilmente impressa nella roccia. Gli anziani, raccontano che ogni anno nella giornata del 29 giugno, partendo da Sa Gruxi Santa (fine via Garibaldi), numerosi si incamminavano lungo la strada di campagna (zona Santu Perdu) e si giungeva alla Domu percorrendo una stradina, una sorta di scorciatoia che la collega alla chiesetta, come una meta di pellegrinaggio. Nel pomeriggio il sacerdote celebrava la messa e dava la benedizione. Allora, l' acqua della sorgente minerale, che si trova dentro la "casa", era bevibile ed era considerata miracolosa.

Fonte immagine: www.paradisola.it



CUCCURU NURAXI
Cuccuru nuraxi

Cuccuru Nuraxi è il nome del colle che si erge con dolce profilo conico nella pianura del basso Campidano, sulla cima del quale si elevava un grandioso nuraghe di tipo complesso, oggi in gran parte distrutto.

Già dai primi studi, che risalgono al 1867 (il Canonico Spano), si riuscì ad intuire quella che doveva essere la struttura del nuraghe. Ma, fu con i primi scavi archeologici, agli inizi del 1960, che si ebbe una più puntuale definizione del complesso monumentale. L'edificio, costruito con enormi massi in arenaria e puddinga, era costituito da due torri megalitiche, unite da una cortina. Internamente, era composto da almeno tre ambienti, di cui uno costituiva la camera principale.

Attorno al nuraghe si sviluppava un villaggio. Tutt' intorno a quest' area furono ritrovati numerosi resti di civiltà nuragica, ma ciò che più di importante resta è l'interessantissimo pozzo sacro. Costruito con blocchi d'arenaria di dimensioni piccole e medie, il pozzo aveva per certo una funzione religiosa-cultuale. Dalla scala, costituita da 17 gradini stretti e ripidi, si accede alla camera ad ogiva alta m. 5,30 con diametro basale di m. 2,50.

Sotto, scende il pozzo per m. 22 di profondità e con larghezza media di m.1,50 che si restringe a profilo parabolico a m.1,02.

Alla bocca il pozzo è circondato da una ghiera rotonda, scolpita con una sagoma a cornice. Di fronte al pozzo sacro si osserva un pozzetto votivo di m. 3 di profondità, rivestito da filari di piccole pietre, ritrovato ripieno di frammenti di ceramiche medio-nuragiche, di ceneri e di resti di pasto.